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Harun Viandante Del Cielo. Un nome altisonante per un fuorisede. Eppure qualcosa c’è da raccontare. A Sarajevo nel 1992 ha 14 anni, suo padre fa il cecchino free lance, da lui impara l’arte di un tiro efficace e il segreto della pallottola randagia. Emigrato dalla Bosnia a Bologna porta con sè il segreto pallottolesco e intraprende insulsi studi in scienze della comunicazione. Nel frattempo coltiva la sua passione: l’arma non convenzionale che spara la pallottola randagia. Incontra Benfenati, un artigiano meccanico che gli assembla gratis quello che cerca. Harun acquista un biglietto per un luogo molto gettonato dalle ONG, chiamato ‘striscia’. A Gaza si mangia male, ma è il poligono giusto. S’inventa che le brigate Al-Quassam lo hanno rapito, e che ha rivelato agli islamisti il segreto della pallottola randagia. Ritorna a Bologna. Un affare simile a un astronave della Lego tenta di giustiziarlo, è un drone con la stella di David. Molti buchi ma lui è vivo. Con la pallottola randagia Harun abbatte il drone e ne dona i resti al Museo d’arte moderna. La coda esplosa della pallottola randagia la tiene in mano come una supposta. La storia di questo mussulmano bosniaco neanche tanto credente impressiona Daniel Caspar che ne fa una performance intitolata “E’ solo un film d’avventura”. Harun Viandante Del Cielo fa ora parte di una ristretta cerchia di artisti protetti dai servizi di sicurezza del Comune di Bologna. La forza lo accompagna.
