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W insegna per la metro inesistente nella città di Bologna. Appare nel 2007 per volere di Xing organizzazione culturale oggi quasi fuorilegge. Vi sono 4 pali W in prossimità dei sottopassaggi abbandonati del centro. Se la rovesciate è una M, ma sotto niente metro, eppure lì sottoterra c’era gran vita negli anni settanta. Oggi, alla fine del 2015, tutto è stato tombato in modo che gli ultimi fantasmi di hippies e umarells piscioni non tornino in superficie ad infastidire decoro e sostenibilità. I fantasmi di Daniel Caspar e Sylvie Fantì salgono sulle W durante il lavori del Cantiere BOBO che rifà la via Emilia in centro. Il restauro, la raddrizzatura, la pulitura e la certezza della loro illuminazione avviene clandestinamente con la complicità di alcuni operai del cantiere.
E’ un gesto disperato di post-conservazione.
Daniel Caspar dice che Xing è famosa per fare cose che mettono all’avanguardia tutte le retromarce che Bologna ha compiuto.
E’ un lavoro immane, le linee culturali della città sono divenute rigide, si parla solo di food immersion e si pensa di sostituire la lapide dei partigiani con immagini di chef stellati. W, per gli apparati gastronomici di promozione turistica, viene venduta come Welcome ai turisti, ma nelle radici di significato antiche stava per Wanted, Waste, Waudeville, Wrestling, ed erano rossi segnali nella notte per i performer, che da tutta Europa portavano i cimeli dei loro caduti in battaglia nei sottopassaggi, ove venivano tumulati in un sacrario segreto nell’esatto centro tra via Marconi e via Ugo Bassi.
2016, mentre a Bologna è tutto un Welcome, le 4 W passano a nuovo significato: WAR.
