LA RIVOLUZIONE E’ FINITA, ABBIAMO VINTO.

Sandrina Murer

12.
Sandrina Murer, ultima allibratrice rimasta all’Ippodromo di Bologna. Il pubblico è carogna-anziano, nessuno antico fasto anima più le corse, sui sulki solo cavalli drogati e fantini sovrappeso. Sopra una spopolazione di scommettitori un cielo medio grigio e senza vento. Murer ha sottobraccio una foto con un losco su di un pick-up che osserva una corsa di cammelli nel deserto del Niger. L’ha comprata da un rigattiere di Tripoli in un momento di sconforto culturale. La tiene di solito nel gabbiotto dei picchetti, quando qualcuno le dice chi è quello là nella jeep lei risponde “il mio ex che alleva cammelli purosangue”.
La Murer organizza cultura come lavoro alla pari dei cavalli.
Si è occupata del Festival musicale di Angelica e Xing, ha fatto sprayare ai writer francesi di Frontier 20 facciate cieche di condomini popolari, fa parte di un nucleo croato di performer chiamato “Settimana Morta”, vive in un condominio di ex-sbirri in pensione, è puntuale sul lavoro. Anche questa beffarda può vivere da semiclandestina a Bologna, accetta scommesse all’ippodromo da vecchi rovinati e organizza accomodation per artisti tossico-anarchici di mezzo mondo. Basta non pensarci su troppo, non sono mica Ayrton Senna, dice. Sandrina Murer pianse una settimana quando morì Ayrton, lo considerava un cavaliere assoluto.